
‘Vantage point’ è un disco di qualità. Se non conoscete i dEUS potete partire da questo e proseguire all’indietro, verso i capolavori. Un disco dagli arrangiamenti preziosi, dai momenti inattesi, ma soprattutto un disco di VOCI. Voci sole o dialoganti, voci intrecciate, voci in coro, parlati e campioni, voci filtrate, sussurrate, voci femminili ed infantili, con funzioni ritmiche o melodiche. Questo utilizzo della voce come strumento lo avevo già apprezzato in gruppi come QOTSA e SOAD, splendidi falsetti hommiani ed efficaci incroci Tankian-Malakian (zanzaroso ma intonatissimo). Tornando all’awesome Belgian band, ‘Vantage point’, uscito lo scorso aprile, è lavoro vario, ogni canzone dischiude un suo proprio mondo, e si possono rintracciare le influenze più diverse: i primissimi R.E.M., i Kings of convenience, i QOTSA sopra citati, i Pearl Jam di ‘No code’, i Soundgarden, gli Smashing Pumpkins (‘Thirty-three’), echi dell’esperienza Magnum del cantante Tom Barman più cose nuove o che fortunatamente non conosco. Quello dei dEUS è un indie rock finemente cesellato, che vi caldeggio. E poi in strada, fino all’ideal crash…

I Radiohead sono un gruppo spaventoso. No, avete capito male, adoro la loro musica, ma le loro canzoni spesso MI FANNO PAURA. Ed è una cosa che mi succede solo con loro. Ricordo una notte di alcuni anni fa, in cui neanche la dolce pressione di un corpo caldo contr00o il mio riusciva a sottrarmi all'angoscia che mi ispiravano le note di 'Kid A', emananti dal fondo nero della mansarda.

La schizofrenia di Thom Yorke è così palpabile, sia nelle atmosfere sia nei suoi testi ('I can watch but not take part, where I end and where you start'), il suo distacco dalla realtà così netto e violento, il suo isolamento così completo, che siamo oltre il dolore, oltre la follia, è un baratro cosmico in cui un eterno pianto si traduce in polverii d'arpe, in brontolanti macchine marine riecheggianti ovunque in oceani gelati e privi di vita.

A contribuire a questo effetto (ma direi, in generale, ad aver contribuito a rendere i tre capolavori radioheadiani ciò che sono), c'è il lavoro di Stanley Donwood, che cura l'artwork dei Nostri dai tempi di 'The Bends'. Secondo me Donwood è un grandissimo artista contemporaneo, originalissimo, splendidamente a suo agio nelle apocalissi e nei terrori, e di cui ho intenzione di acquistare alcune opere monumentali non appena il mio ingegno comincerà ad attirar miliardi nelle mie casse.
Yorke e Donwood hanno lavorato all'unisono, lo si può facilmente indovinare. La musica del primo è splendidamente illustrata dal lavoro del secondo. Due artisti si sono trovati. E quando succede, i risultati sono spesso intollerabilmente intensi e gratificanti. Qui ho postato alcune sue immagini (note e non), fatemi sapere cosa ne pensate, del sua lavoro e delle tare psichiche di Thom 'Occhio Muffo' Yorke.


Avevo scritto un circostanziato post in cui parlavo di hip hop, e consigliavo di ascoltare 'Moment of truth', capolavoro assoluto dei GangStarr, duo di Brooklyn che ha sfornato assieme ad Eminem la miglior musica del genere. Poi distrattamente l'ho cancellato, e non mi va per nulla di riscriverlo, mi perdonerete vero? Il succo era: non crediate snobisticamente che l'hip hop sia musica di serie B, ci sono artisti che meritano seriamente l'ascolto e che possono farvi cambiare idea, come quando pensavate di essere etero ma poi avete incontrato in spiaggia un meraviglioso ragazzo svedese.


Diciamo che il rock non sta vivendo un gran momento. Si recuperano formule di trenta, quarant'anni fa, si risuonano gli stessi giri di accordi. E' un momento di stanca per la Musica Del Diavolo. Se si vuole ascoltare qualcosa di vivo, di fresco, è meglio rivolgersi altrove, ad altri generi, che so, hip hop, o musica elettronica, o a quel poco metal davvero innovativo suonato da gruppi come i Korn.

In questo panorama desolato spicca una band californiana che amo molto, che ho visto suonare a Bologna nel 2005 e vi dico che live sono impressionanti, delle vere macchine da guerra: i Queens Of The Stone Age. I QOTSA non saranno i Led Zeppelin, ma fanno il miglior rock in circolazione (sempre secondo il mio immodesto parere).
Josh Homme
è un leader carismatico, cantante-chitarrista-autore, riconoscibile per i suoi falsetti al velluto e i suoi scleri da robot in panne. Svezzatosi a suon di rock 'n roll, punk, grunge, psichedelia, Homme tiene le redini di una band in continua evoluzione, sia a livello di sonorità che di formazione; si passa da un ruvido, imbizzarrito riff che ti fracassa lo stereo a meravigliose ballate nate nella notte desertica del Rancho de la Luna, luogo mitico dove la band suona e incide e jamma con altre personalità della musica americana come Mark Lanegan, Dave Grohl, PJ Harvey, Twiggy Ramirez etc etc. Il QOTSA-sound è quello di un motore surriscaldato, ispirato da visioni all'acido, sensuale come un sabba, malinconico come le ore che seguono al disastro. A mezzanotte, dovremmo ascoltare i loro dischi.
'Well baby tonite I'm gonna go and dance in the rain'

Josh è un ispirato, non vorrei aggiungere altro. Acquistate i loro dischi, o rivolgetevi al Mule, fate come volete. Poi tornate qui ad insultarmi.
Hail to the QOTSA
