Brogliaccio #7 (Razzi)
La democrazia e' un ideale giuridico, e pertanto ha piccole ali e puo' piccoli voli. Posto anche che essa fu inizialmente teorizzata in buona fede, essa esclude (deve escludere) il Genio, inteso come Diversita' Assoluta e cornucopia del Bene e del Male. Nella societa' democratica - la societa' borghese della conservazione - non conta cosa tu faccia, purche' non faccia del male. Ma questi non sono gli equilibri della Natura ne' del Genio, adorabili assassini. Una societa' rigogliosa si concede tutti i lussi e gli sperperi del Male, ben sapendo che solo su questa terra fetida si innalzano le Torri delle piu' grandi realizzazioni.
Mi piacerebbe vivere.
Ci chiediamo, insistentemente, se l'Artista possa essere salvato, o debba amare la Condanna come qualcosa di sublime...
Un essere spiritualmente malato con un'idea altissima di salute.
Living in London : ad una trasformazione fai seguire una nuova trasformazione, ma adesso, velocissimamente, e ancora e ancora e ancora, guscio infranto dopo guscio infranto, srotolarsi in punti infiniti, esser dentro e gia' fuori, vita che resta flusso e non cristallizza mai, forma sempre cangiante, pura energia in moto.


Un film di una bellezza, un'eleganza e una ricchezza formale assolutamente sbalorditive. Un flusso ininterrotto di soluzioni preziose, di momenti felicissimi di puro cinema. Volendo trovare qualcosa di simile riesco a pensare solo a 'In the mood for love', ma questo raro gioiello francese e' infinitamente piu' complesso dal punto di vista della storia raccontata, quella di una famiglia con i suoi odi, le sue tare, i suoi lutti, ma anche l'amore e la tenerezza, e la saggezza come arte di stare al mondo. 'Stato di grazia' e' definito quello stato in cui tutto riesce facile, ma soprattutto riesce bene. Quando ci si trova in questa condizione privilegiata si e' generosi, ci si esprime con gesti ampi, si trovano molti modi di dar forma alle cose, si padroneggiano i processi con serenita' assoluta. E l'inquadratura stessa in 'A christmas tale' e' ariosa, profonda e piena, e i personaggi sempre vivi, dinamici, imprevedibili. Non ci sono climax e risoluzioni in questa cronaca familiare, e' un segmento di Vita che scorre, come se non potessimo far altro che esser presi in mezzo, solo poter e dover vivere in questo flusso di cose.

Per quanto la Bellezza continui ad umiliarci e devastarci, dobbiamo smettere di credere che essa possa in alcun modo essere una variabile significativa all'interno dell'intesa sessuale. Il desiderio inevitabile di congiungersi con un corpo perfetto secondo canoni oggettivi di proporzioni armoniche appartiene infatti alla distorsione apollinea, e' un impulso che ha radici voyeuristiche e percio' masturbatorie (a cui si aggiunge il bisogno socialmente indotto di possedere ed ostentare quel super status symbol che e' il Corpo Femminile). In realta' il coefficiente di eccitazione e' determinato dall'intensita' dei flussi mentali che coinvolgono e congiungono i due amanti, precisamente dagli aspetti piu' o meno perversi, piu' o meno contorti, piu' o meno incestuosi, piu o meno incivili che caratterizzano il rapporto. Il pensiero ad esempio della sterminata quantita' di travestimenti e ruoli sessuali che l'altro puo' ricoprire, o l'interiore immediata certezza del possesso assoluto del corpo dell'altro, ove cio' si configura non come dominio ma come desiderio dell'altro di un abbandono e una cedevolezza senza limiti. Percepiamo un essere che ci brama, disperatamente aperto. Desoggettivati, decapitati. La sessualita' e' per natura antiapollinea, cieca, corpi muti invischiati in misteriosa ritualita'.

Singer ci racconta un'altra storia di eroi, ma stavolta sono eroi realmente esistiti. La fotografia dimessa inizialmente ci raffredda; non sappiamo cosa aspettarci. Pian piano il film decolla. Il ritmo e' perfetto, teso, senza arresti, in crescendo. La ricostruzione d'epoca meticolosa. Poi c'e' Tom Cruise. Tom Cruise e'... superbo. Non esageriamo affatto se diciamo che questa e' la sua migliore interpretazione, che suggella una grande carriera. Non esageriamo affatto se diciamo che queste interpretazioni ci illuminano piu' di mille manuali su cosa significa 'interpretare', forse lasciare il personaggio tracimare e quasi occupare tutto lo spazio interno, arrivare comunque a sbozzare e dar rilievo anche all'ultimo strato epidermico, colmando come aria un corpo di gomma fino alla forma perfetta, ma soprattutto diventare e quindi essere disperatamente un altro uomo in una sorta di immenso tenero amore e rispetto per ogni altra realta' esistenziale. Il volto del Colonnello Von Stauffenberg e' il Ritratto dell'Eroe. Ogni espressione di quel volto ci parla di coraggio. Ed io ho bisogno di eroi.

Brogliaccio #6
Finche’ non si PRATICA un esercizio QUOTIDIANO di purificazione psicofisica non vi puo’ essere salute d’alcun tipo. Non basta ‘abbracciare’ buone idee, ‘seguire’ buone idee; non si puo’ abitare in buone idee. Le ‘buone idee’ scaturiscono come profumi da un organismo depurato. La conoscenza mentale/verbale di qualcosa e’ per sua natura superficiale ed effimera.
Mi chiedo se quella dell’Artista non sia l’unica figura al di la’ del Bene e del Male, e percio’ l’unica a cui e’ preclusa la redenzione (se redenzione e’ lasciare il Male dietro di se’). ‘Al di la’ del Bene e del Male’ puo’ esser detto solo di qualcuno o qualcosa che apporta salute e malattia al contempo. Commerciare con le Forze Nere (dolore noia tracotanza ambizione) non e’ forse indispensabile a qualsiasi Artista? Non dobbiamo noi sempre tornare a certe strettoie e pareti incandescenti? Non vogliamo noi sempre tornare a certi arrostimenti medievali dell’anima? CREARE acquista un ruolo egemonico nella vita di un Artista, domina la scala delle sue priorita’. Dovremmo forse liberarci anche di questa – dipendenza?
«E la mia arte dell’esagerazione io l’ho sviluppata fino a vette incredibili, avevo detto a Gambetti. Per rendere comprensibile una cosa dobbiamo esagerare, gli avevo detto, solo l’esagerazione dà alle cose forma visibile, anche il pericolo di essere presi per pazzi non ci disturba più, a una certa età. Non c’è nulla di meglio, a una certa età, che essere dichiarati pazzi.»

Ogni ambiente in un’opera d’Arte e’ la replica della coscienza dell’Artista. La coscienza e’ uno spazio angusto, opprimente, che si abita in solitudine, precisamente tutta l’architettonica dell’autosupplizio apollineo (il limite), in opposizione all’inconscio, che e’ ampio quanto l’individuo e oltre quanto il Cosmo con tutte le cose che lo compongono. Le gabbie e vasche di Damien Hirst sono questi luoghi d’apparizione, i tentativi reiterati dell’artista di chiarire a se stesso alcuni enigmi che trascendono la ragione, e che finiscono per essere strozzate e beffarde messe in scena dell’impossibilita’ di andare oltre la Mente. [La New York di Eyes Wide Shut e l’INLAND EMPIRE sono collocati piu’ a fondo, nelle zone del Medioconscio, ove si puo’ peregrinare, ma come non allontanandosi mai dal centro; il Medioconscio e’ la rappresentazione cosciente dell’inconscio] Dal nero teatro di Caravaggio alla stanza in cui Carmelo Bene spende un frammento d’Hermitage assistiamo all’epopea del Genio sigillato in Se’, irraggiungibile, alle prese con il duro sordo operare per l’immortalita’ artistica.




Brogliaccio #5
Divenire qualcosa di unico OGGI. Esternare qualsiasi cosa OGGI, portarla in superficie, comunicarla, dargli forma. “Niente di nascosto in te deve rimanere che non divenga manifesto e sia gettato fuori”. E’ un processo di purificazione psicofisica. Uno spurgo. Poter dire OGGI: ‘Sono qualcosa di mai visto prima’.
La Scrittura smania, invidiosa slancia ovunque i suoi tentacoli melmosi, e in realta’ tutte le forme d’arte invidiano tutte le altre forme d’arte. E allora, impadronirsi dei trucchi con cui queste seducono e incantano, e allora divenire anche musica, pittura e quella supersintesi che e’ il cinema. Divenire una forza basica e amorfa e elasticissima, in ogni momento cangiante, fiamma pronta a congelarsi in belle effimere pose.
L’impostura dell’Arte: il Mago Di Oz e i suoi ‘effetti speciali’.
“Il Talento fa quello che vuole, il Genio fa quello che puo’”: il Genio come disgraziato, come povero Cristo, divino imbecille che non puo’ saper ne’ dispor di se’, tanto i suoi contorni dissolvono nel Tutto, tanto la ‘sua’ Volonta’ e’ forza cosmica che lo attraversa come canna vuota.

La Scrittura e’ un propagarsi centripeto... un mazzo di piste, confluenti nell’heideggeriano Ort (‘luogo’) della Sensazione Descritta... ‘Il termine Ort significa originariamente punta della lancia. Tutte le parti della lancia convergono nella punta. L'Ort riunisce attirando verso di sé in quanto punto più alto ed estremo’. Giungere infine in uno spazio privato, gettare luce sulla propria specifica porzione di Caos: questo significa maturare come artisti. Nell’infinitesima frazione la cifra intera. Francis Bacon ha dipinto esseri di carne esplosa per decenni. Stanze, letti, sangue, croci, una processione di vite oppresse senza desiderio ne’ speranza di redenzione; mille onde increspanti lo stesso mare, nessuna uguale alle altre. Bacon ha fatto questo, Morandi ha fatto questo. Questa capacita’ di risolvere tutto in uno e’ rara e filosoficamente esaltante, e’ l’unica forma di Violenza con cui vogliamo avere a che fare, il ripetersi fino al tormento di un piacere che non finisce mai di estasiare con le sue irresistibili insistenze; la societa’ futura sara’ nel segno di queste specializzazioni vertiginose, di queste ossessioni-capolavoro, voler essere UNA COSA SOLA, essere una cosa sola sara’ l’unico grande traguardo. Gli Artisti da sempre indicano la via.
Brogliaccio #4
La Definizione e’ solo l’accorgimento temporaneo, la sistemazione provvisoria in parole di un sentire riguardo alla cosa definita. Gettare il retino all’interno del flusso di pensiero e trarne la definizione dell’attimo, e’ un dire al riguardo, mai si esaurisce una cosa definendola una cento mille volte. Per questo dico che la filosofia e’ come la poesia: entrambe si preoccupano di ‘Descrivere la Sensazione’.
Desiderare una cosa significa poterla raggiungere.
Si e’ vicini ai problemi della scrittura solo continuando a leggere e soprattutto a scrivere. Dobbiamo essere assidui al banco di lavoro, per non dimenticare cio’ che dobbiamo fare. Ogni forma d’arte deve incessantemente riflettere su se stessa, sul proprio stato attuale, su dove e’ arrivata e dove deve andare, e ogni singola opera essere un contributo in quella direzione.
Con Nietzsche cambia tutto perche’ si passa da un illustrare e chiarire concetti piu’ o meno ardui ad un trascinare direttamente il lettore in stati di coscienza privilegiati. Non si ‘comprende’ piu’, si respira un’altra aria. Il filosofo diventa lo Scrittore par excellence, sintesi vertiginosa di forma e contenuto.
‘Io non cerco, trovo’

Il ‘Grande Cinema’ : la combinazione audio/video che tonifica improvvisamente il nostro stato generale. [Ricognizioni nel territorio-soglia tra fisico ed emotivo e/o mentale e/o spirituale] Shinya Tsukamoto si serve di pessimi scripts, inerti e slegati, ma sa imbastire momenti di Grande Cinema (possono essere solo momenti); in Requiem for a dream mi colpi’ la furia con cui Aronofski arrivava a far vibrare freneticamente l’immagine pur di sbatterci in faccia la disperazione insostenibile; Hostel 2, il miglior horror dai tempi di Lost Highway, ha messo in scena il Satanico nella maniera piu’ consapevole (il Satanico, seduzione strisciante e invadente, e’ per definizione oltre il linguaggio). Il Cinema e’ audio/video, e’ il saper sfruttare con la massima scaltrezza questo tandem di forze dirette a zone sensoriali diverse. Capolavori assoluti ed immortali del cinema di sempre come Aguirre, furore di Dio o Picnic a Hanging Rock sono intense esperienze preverbali al limite dell’onirico, in cui la Parola stessa, all’interno di sceneggiature limatissime, possiede l’indeterminatezza ambigua delle immagini di sogno. Rebekah Del Rio che canta Star Spangled Banner sul Mega-Zeppelin, o la Sposa lampeggiante alla vista del nemico. L’affondo sempre a segno del Grande Cinema.

Un (come si dice?) 'piccolo grande film'. Tragico, ma in cui si ride spesso. Aronofsky mi piace molto, e' originale e non si ripete mai. E i suoi eccessi da visionario kitsch fanno capolino anche in questo impietoso dramma della quotidianita', complementare al gigantismo metafisico e produttivo de 'L'albero della vita'.
Aspettando 'Robocop'...








'Rhythm is something you either have or don't have, but when you have it you have it all over'
Elvis Presley
‘Io posso lavorare solo quando ho la testa completamente vuota. Il problema sono tutti i fantasmi che hai intorno, ed e’ un piccolo problema quotidiano. Lavori sempre attorno a te, diventa un fatto fisico, un po’ come un pollaio, un luogo di battaglia. Un’ idea di grande economia. L’arte e’ un’ idea di economia, economia spirituale’
‘Un artista non ha necessita’ di niente. Un pugile lo puoi costruire se vuoi: invece non e’ vero. E’ un talento naturale che puoi abbellire o raffinare. Ma prima e’ un talento naturale, e’ un’ energia che c’e’ o non c’e’’
‘Si continua a dipingere lo stesso quadro, lo stesso no, ma due o tre, perche’ un pittore non ha mai piu’ di due o tre idee circa il suo lavoro. E’ un’ ossessione su due o tre problemi.’
Enzo Cucchi, 1984

“...L’inconcepibile risiedeva nel fatto che il momento della decisione di divenire Filosofo coincise poi in effetti con quello dell’assunzione a Filosofo, come se il momento iniziale gia’ contenesse in se’ tutti gli stadi metamorfici successivi, al di la’ di ogni concezione del Tempo come segmenti piu’ o meno ampi di Tempo susseguentisi. ‘Una galassia in fiamme, rossa ed esultante al momento della nascita. Tutto e’ Filosofia: ogni cosa manifesta una Struttura Di Ragione, l’Intelligenza Creatrice per cosi’ dire emerge attraverso gli enti naturali e artificiali, come in un folle sterminato bianco fiorire, i Diecimila Mondi’. For beginners: edificare un gabbia rigida, di sbarre ottonate e organizzate a ziggurat, attraverso cui replicare con impeccabile esercizio ogni processo mentale, cosi’ da disastrattizzarlo e riportarlo alla figurazione. ‘Sottratti finalmente a qualunque necessita’...’”

Chi ha visto 'The Hours' forse puo' capire cosa intendo quando lo definisco un film troppo intenso. Non e' affatto un giudizio negativo, e' il senso di... concreta saturazione emotiva che ho provato durante la visione. Il nuovo film di Stephen Daldry e' altrettanto struggente, forse di piu', e altrettanto coraggioso, forse di piu'. Non ho parole adatte a descrivere le mie sensazioni. E' l'Amore, l'Amore piu' grande. L'Amore che fa male, e che dura tutta una vita.
Brogliaccio #3
L’Anima d’Artista e’ una compattezza affusolata, unidirezionale, un centro vuoto attorno a cui ramifica ed estende in ogni direzione d’interesse un’elettricita’ scultorea.
La Filosofia e’ evocazione di energie plutoniche su cui riversare una quantita’ dosatissima di gelo: esse si distribuiscono lungo la superficie, sempre accessibili, sempre libere e fluide. Una tale vampa fredda attraversa gli spazi, come vomere attraverso burro fuso, elegantissima, senza nome.
Apollineo e Dionisiaco come categorie vive per esaurire l’intero fenomeno Uomo. A) Apollineo: autortura claustrale verso il raffinamento energetico, aggressivita’ e sessualita’ sublimate via via in impulsi affettivi artistici religiosi. Il Limite, La Forma, Lo Spirito; la Civilta’. B) Dionisiaco: abbandono cosmico come Totalita’, il ‘non essere in casa’; oltre l’Io, l’individuo, il singolo. L’assenza di limite e di forma, energia propagantesi a macchia d’olio e senza padroni, ampliamento, spostamento piu’ in la’ delle pietre di confine. Di queste contrazioni e distensioni si compone incessantemente l’avventura individuale e collettiva: cio’ che dolora eleva, cio’ che compiace consuma. La Grande Arte accoglie il dionisiaco nello stampo apollineo lasciando intatta la sua forza.
Il Nazismo (violenza a freddo, ordinata e programmatica) come Fenomeno Filosofico Essenziale ha rappresentato il primo vero ammaestramento delle energie telluriche. Quel tipo di crudelta’, razionalissima e infrangilimite, sopravvive ancora oggi nella Grande Scrittura.

2:12. Incombe diagonale il pinnacolo scuro del montgomery on the chair. Sei come incapsulato, alla testa la griglia biancorossa, di qua la cassettiera, doppia bordata rock che invade la stanza oblunga. La Notte imperversa, frattali di caos elettrico galleggiano sui tetti degli ammazzatoi e delle dancing halls. Nussbaum Oehlen Kippenberger, e macchine girevoli da Cold War, quattro passi leggeri e l’uovo meteoritico di Fontana. Dei dinosauri ti interessa l’estinzione. Sopravvivi solo in mondi rarefatti. Sei in fuga, delicato e bellissimo. Accendi una Mayfair in pigiama a Kentish Town, nel taxi che passa lento un masticare di kebab. La donna ti chiede qualcosa, prigioniera nel viavai d’insonnie. E questa fatica immonda e celeste, che non puoi spiegare a nessuno. Poche righe scritte al buio, mentre fuori si perpetuano il delirio e l’amore dell’Umano, come un ospite ignoto, per sempre estraneo a questa complicazione di cose, Uno nell’Uno di fare e disfare per barbara passione.