Al film-summa si arriva. E’come una vecchiaia serena. Penso sempre a Fanny e Alexander, maestoso contenitore di tutto il cinema bergmaniano. Non lo si deve pianificare, non lo si deve volere. Come è accaduto ad Almodòvar, che in questi Abbracci spezzati finisce per risultare freddamente autocelebrativo. Citazioni e autocitazioni sono troppo smascherate, troppo ostentate; i continui intrecci tra Cinema e Vita, Vita e Cinema hanno un che di artificioso, caratteristica mai appartenuta al sanguigno regista manchego. Il film parte bene, sulla scia de
O delle due facce della Rivoluzione
'Questo tipo di lotta ci dà la possibilità di trasformarci in rivoluzionari, il gradino più alto della specie umana, di trasformarci in uomini nel senso più puro della parola'
Che Guevara
- Il Rivoluzionario è colui che sospinto dalla chiara idea di un futuro possibile e migliore per l’umanità ingaggia una lotta di qualsiasi tipo per trasformare
- ‘Che – L’argentino’ riguarda il personaggio-mito, è la sfavillante illustrazione del Trionfo;
- ‘Che – Guerriglia’ è
- Benicio Del Toro è un Che Guevara statuario, umano e mitico, già morto, già nella Storia. Il grande merito del regista è stato di non averci propinato idee: solo un grande intenso affascinante spettacolo cinematografico.
"Caro William, ci sono stato ieri. Mann mi aveva esaltato più altrove (soprattutto Collateral, ma anche per l’ampio respiro narrativo di Insider e Ali). Il mio giudizio non è definitivo, non può e non deve mai esserlo dopo una sola visione quando si parla di registi di livello, ma ti dirò COSA MI E’ SUCCESSO IN SALA, COSA HO RICEVUTO IN SALA. Mann ha un problema con i personaggi, i suoi personaggi non riescono ad essere complessi profondi tridimensionali; restano sempre schiacciati, psicologicamente monchi. Mann vede i personaggi come pezzi dell’inquadratura (il viso di Depp continuamente in primo piano non è diverso da un muro di prigione, da una Buick, da una mitragliatrice). Mann è grande grandissimo altrove, nel lavoro di complicità tra musica e immagine, nella fotografia ultralavorata ma qui volutamente naturalista (ho apprezzato questa scelta, dopo le Meravigliose Notti di Collateral non si poteva andare oltre, si doveva cambiare), nel procedere per grossi blocchi narrativi come nella migliore tradizione americana (penso anche a Stone). Porto via con me pezzi di Grande Cinema: la prima notte d’amore con Billie, la sparatoria notturna in cui muore Baby Face Nelson, l’incursione del protagonista negli uffici adibiti alla sua cattura, le sue ultime parole riportate dal killer. Non chiedo di più a Mann. Sarebbe un errore, me sono accorto più che mai dopo questo avvincente ‘Nemico Pubblico’."
Si dovrebbero scrivere recensioni molto lunghe su opere come ‘Inglorious basterds’. Si dovrebbe meditare molto prima di scriverne una. Si dovrebbero scrivere in effetti INTERI SAGGI su opere tanto complesse, tanto dense, tanto strutturate, tanto consapevoli. Ho letto cose interessanti nelle recensioni in giro per il Web. Il Tarantino della maturità: è vero. Un Tarantino più teorico: mh, forse è espresso male, ma è vero anche questo. Un Tarantino insomma più ‘classico’, disteso, meno scoppiettante, dalle parti di ‘Jackie Brown’. Io devo invece, e solo perché non potrei fare altrimenti, abbandonarmi alla Sensazione, alle sensazioni più molteplici, più precisamente al ricordo delle molteplici sensazioni che mi hanno letteralmente ASSALITO durante la visione. Saranno solo lampi e bagliori, che cercherò poveramente di metamorfare in parole. Il meccanismo è scoperto più che mai: Hans Landa è un attore che recita, tutto è set. E questo in qualche modo lo percepiamo. Waltz sta recitando per noi in sala, per Tarantino dietro la macchina da presa, è teatro, e il realismo è doppiamente angosciante perché dietro la ricerca del dettaglio e della situazione quotidiana c’è un’insistita voglia di urlare quanto tutto ciò sia FINTO, ricostruzione esibita. Tarantino, come già in ‘Death proof’, è diventato inquietante. E’ sempre più distaccato dalla materia, la adora ancora, sì, ma a freddo, e forse con una punta di disgusto (e questo è il suo film meno erotico: le sue frigide femme fatales ti uccidono o le uccidi). Il livello di gelo sprigionato dalle sue immagini è in costante aumento. Tarantino si allontana dalla sua America, dalla sua epoca, dal cinema a lui più cronologicamente vicino, e ciò aumenta la vertigine. UNA PROGRESSIVA RAZIONALIZZAZIONE DEI PROCESSI EMOTIVI ED ISTINTIVI: questo accade ad una civiltà, e questo sta accadendo al cinema di Tarantino. Ho visto il film due volte (per ora), e sempre ne sono uscito in qualche modo deluso, mi aspettavo sorprese, fuochi d’artificio, l’effetto ‘Kill Bill’. Ma adesso ho capito che Tarantino continuerà a coinvolgermi in maniera intensa, ad ossessionarmi, a farmi tornare sulle sue pellicole spinto da un’autentica fame, ma IN UN ALTRO MODO. Mi entrerà sottopelle, in sordina, senza choccarmi, ma forse rendendomi prigioniero di una magia ancora più potente, perché più dilatata, sicura, diabolicamente padroneggiata. L’artista è il Grande Seduttore, le sue opere sono fumi che impregnano la nostra mente – ne sono sicuro - in maniera ASSOLUTAMENTE FISICA. Flussi d’energia. ‘Davanti al mistero del genio ci si può solo inchinare’: riporto queste parole perché in effetti non saprei spiegare PERCHE’ anche questo film di Tarantino sia così potentemente efficace, così potentemente Cinema. Il meccanismo di simili capolavori è troppo complesso, troppo ramificato, composto da parti infinitesime che non si arriva a identificare ed isolare. Andrò presto, forse stasera, a rivedere ‘Inglorious basterds’. Fatelo anche voi. Questa è la storia di un film che mi ha deluso.
Brogliaccio #7 (Razzi)
La democrazia e' un ideale giuridico, e pertanto ha piccole ali e puo' piccoli voli. Posto anche che essa fu inizialmente teorizzata in buona fede, essa esclude (deve escludere) il Genio, inteso come Diversita' Assoluta e cornucopia del Bene e del Male. Nella societa' democratica - la societa' borghese della conservazione - non conta cosa tu faccia, purche' non faccia del male. Ma questi non sono gli equilibri della Natura ne' del Genio, adorabili assassini. Una societa' rigogliosa si concede tutti i lussi e gli sperperi del Male, ben sapendo che solo su questa terra fetida si innalzano le Torri delle piu' grandi realizzazioni.
Mi piacerebbe vivere.
Ci chiediamo, insistentemente, se l'Artista possa essere salvato, o debba amare la Condanna come qualcosa di sublime...
Un essere spiritualmente malato con un'idea altissima di salute.
Living in London : ad una trasformazione fai seguire una nuova trasformazione, ma adesso, velocissimamente, e ancora e ancora e ancora, guscio infranto dopo guscio infranto, srotolarsi in punti infiniti, esser dentro e gia' fuori, vita che resta flusso e non cristallizza mai, forma sempre cangiante, pura energia in moto.


Un film di una bellezza, un'eleganza e una ricchezza formale assolutamente sbalorditive. Un flusso ininterrotto di soluzioni preziose, di momenti felicissimi di puro cinema. Volendo trovare qualcosa di simile riesco a pensare solo a 'In the mood for love', ma questo raro gioiello francese e' infinitamente piu' complesso dal punto di vista della storia raccontata, quella di una famiglia con i suoi odi, le sue tare, i suoi lutti, ma anche l'amore e la tenerezza, e la saggezza come arte di stare al mondo. 'Stato di grazia' e' definito quello stato in cui tutto riesce facile, ma soprattutto riesce bene. Quando ci si trova in questa condizione privilegiata si e' generosi, ci si esprime con gesti ampi, si trovano molti modi di dar forma alle cose, si padroneggiano i processi con serenita' assoluta. E l'inquadratura stessa in 'A christmas tale' e' ariosa, profonda e piena, e i personaggi sempre vivi, dinamici, imprevedibili. Non ci sono climax e risoluzioni in questa cronaca familiare, e' un segmento di Vita che scorre, come se non potessimo far altro che esser presi in mezzo, solo poter e dover vivere in questo flusso di cose.

Per quanto la Bellezza continui ad umiliarci e devastarci, dobbiamo smettere di credere che essa possa in alcun modo essere una variabile significativa all'interno dell'intesa sessuale. Il desiderio inevitabile di congiungersi con un corpo perfetto secondo canoni oggettivi di proporzioni armoniche appartiene infatti alla distorsione apollinea, e' un impulso che ha radici voyeuristiche e percio' masturbatorie (a cui si aggiunge il bisogno socialmente indotto di possedere ed ostentare quel super status symbol che e' il Corpo Femminile). In realta' il coefficiente di eccitazione e' determinato dall'intensita' dei flussi mentali che coinvolgono e congiungono i due amanti, precisamente dagli aspetti piu' o meno perversi, piu' o meno contorti, piu' o meno incestuosi, piu o meno incivili che caratterizzano il rapporto. Il pensiero ad esempio della sterminata quantita' di travestimenti e ruoli sessuali che l'altro puo' ricoprire, o l'interiore immediata certezza del possesso assoluto del corpo dell'altro, ove cio' si configura non come dominio ma come desiderio dell'altro di un abbandono e una cedevolezza senza limiti. Percepiamo un essere che ci brama, disperatamente aperto. Desoggettivati, decapitati. La sessualita' e' per natura antiapollinea, cieca, corpi muti invischiati in misteriosa ritualita'.

Singer ci racconta un'altra storia di eroi, ma stavolta sono eroi realmente esistiti. La fotografia dimessa inizialmente ci raffredda; non sappiamo cosa aspettarci. Pian piano il film decolla. Il ritmo e' perfetto, teso, senza arresti, in crescendo. La ricostruzione d'epoca meticolosa. Poi c'e' Tom Cruise. Tom Cruise e'... superbo. Non esageriamo affatto se diciamo che questa e' la sua migliore interpretazione, che suggella una grande carriera. Non esageriamo affatto se diciamo che queste interpretazioni ci illuminano piu' di mille manuali su cosa significa 'interpretare', forse lasciare il personaggio tracimare e quasi occupare tutto lo spazio interno, arrivare comunque a sbozzare e dar rilievo anche all'ultimo strato epidermico, colmando come aria un corpo di gomma fino alla forma perfetta, ma soprattutto diventare e quindi essere disperatamente un altro uomo in una sorta di immenso tenero amore e rispetto per ogni altra realta' esistenziale. Il volto del Colonnello Von Stauffenberg e' il Ritratto dell'Eroe. Ogni espressione di quel volto ci parla di coraggio. Ed io ho bisogno di eroi.

Brogliaccio #6
Finche’ non si PRATICA un esercizio QUOTIDIANO di purificazione psicofisica non vi puo’ essere salute d’alcun tipo. Non basta ‘abbracciare’ buone idee, ‘seguire’ buone idee; non si puo’ abitare in buone idee. Le ‘buone idee’ scaturiscono come profumi da un organismo depurato. La conoscenza mentale/verbale di qualcosa e’ per sua natura superficiale ed effimera.
Mi chiedo se quella dell’Artista non sia l’unica figura al di la’ del Bene e del Male, e percio’ l’unica a cui e’ preclusa la redenzione (se redenzione e’ lasciare il Male dietro di se’). ‘Al di la’ del Bene e del Male’ puo’ esser detto solo di qualcuno o qualcosa che apporta salute e malattia al contempo. Commerciare con le Forze Nere (dolore noia tracotanza ambizione) non e’ forse indispensabile a qualsiasi Artista? Non dobbiamo noi sempre tornare a certe strettoie e pareti incandescenti? Non vogliamo noi sempre tornare a certi arrostimenti medievali dell’anima? CREARE acquista un ruolo egemonico nella vita di un Artista, domina la scala delle sue priorita’. Dovremmo forse liberarci anche di questa – dipendenza?
«E la mia arte dell’esagerazione io l’ho sviluppata fino a vette incredibili, avevo detto a Gambetti. Per rendere comprensibile una cosa dobbiamo esagerare, gli avevo detto, solo l’esagerazione dà alle cose forma visibile, anche il pericolo di essere presi per pazzi non ci disturba più, a una certa età. Non c’è nulla di meglio, a una certa età, che essere dichiarati pazzi.»

Ogni ambiente in un’opera d’Arte e’ la replica della coscienza dell’Artista. La coscienza e’ uno spazio angusto, opprimente, che si abita in solitudine, precisamente tutta l’architettonica dell’autosupplizio apollineo (il limite), in opposizione all’inconscio, che e’ ampio quanto l’individuo e oltre quanto il Cosmo con tutte le cose che lo compongono. Le gabbie e vasche di Damien Hirst sono questi luoghi d’apparizione, i tentativi reiterati dell’artista di chiarire a se stesso alcuni enigmi che trascendono la ragione, e che finiscono per essere strozzate e beffarde messe in scena dell’impossibilita’ di andare oltre la Mente. [La New York di Eyes Wide Shut e l’INLAND EMPIRE sono collocati piu’ a fondo, nelle zone del Medioconscio, ove si puo’ peregrinare, ma come non allontanandosi mai dal centro; il Medioconscio e’ la rappresentazione cosciente dell’inconscio] Dal nero teatro di Caravaggio alla stanza in cui Carmelo Bene spende un frammento d’Hermitage assistiamo all’epopea del Genio sigillato in Se’, irraggiungibile, alle prese con il duro sordo operare per l’immortalita’ artistica.




Brogliaccio #5
Divenire qualcosa di unico OGGI. Esternare qualsiasi cosa OGGI, portarla in superficie, comunicarla, dargli forma. “Niente di nascosto in te deve rimanere che non divenga manifesto e sia gettato fuori”. E’ un processo di purificazione psicofisica. Uno spurgo. Poter dire OGGI: ‘Sono qualcosa di mai visto prima’.
La Scrittura smania, invidiosa slancia ovunque i suoi tentacoli melmosi, e in realta’ tutte le forme d’arte invidiano tutte le altre forme d’arte. E allora, impadronirsi dei trucchi con cui queste seducono e incantano, e allora divenire anche musica, pittura e quella supersintesi che e’ il cinema. Divenire una forza basica e amorfa e elasticissima, in ogni momento cangiante, fiamma pronta a congelarsi in belle effimere pose.
L’impostura dell’Arte: il Mago Di Oz e i suoi ‘effetti speciali’.
“Il Talento fa quello che vuole, il Genio fa quello che puo’”: il Genio come disgraziato, come povero Cristo, divino imbecille che non puo’ saper ne’ dispor di se’, tanto i suoi contorni dissolvono nel Tutto, tanto la ‘sua’ Volonta’ e’ forza cosmica che lo attraversa come canna vuota.

La Scrittura e’ un propagarsi centripeto... un mazzo di piste, confluenti nell’heideggeriano Ort (‘luogo’) della Sensazione Descritta... ‘Il termine Ort significa originariamente punta della lancia. Tutte le parti della lancia convergono nella punta. L'Ort riunisce attirando verso di sé in quanto punto più alto ed estremo’. Giungere infine in uno spazio privato, gettare luce sulla propria specifica porzione di Caos: questo significa maturare come artisti. Nell’infinitesima frazione la cifra intera. Francis Bacon ha dipinto esseri di carne esplosa per decenni. Stanze, letti, sangue, croci, una processione di vite oppresse senza desiderio ne’ speranza di redenzione; mille onde increspanti lo stesso mare, nessuna uguale alle altre. Bacon ha fatto questo, Morandi ha fatto questo. Questa capacita’ di risolvere tutto in uno e’ rara e filosoficamente esaltante, e’ l’unica forma di Violenza con cui vogliamo avere a che fare, il ripetersi fino al tormento di un piacere che non finisce mai di estasiare con le sue irresistibili insistenze; la societa’ futura sara’ nel segno di queste specializzazioni vertiginose, di queste ossessioni-capolavoro, voler essere UNA COSA SOLA, essere una cosa sola sara’ l’unico grande traguardo. Gli Artisti da sempre indicano la via.
Brogliaccio #4
La Definizione e’ solo l’accorgimento temporaneo, la sistemazione provvisoria in parole di un sentire riguardo alla cosa definita. Gettare il retino all’interno del flusso di pensiero e trarne la definizione dell’attimo, e’ un dire al riguardo, mai si esaurisce una cosa definendola una cento mille volte. Per questo dico che la filosofia e’ come la poesia: entrambe si preoccupano di ‘Descrivere la Sensazione’.
Desiderare una cosa significa poterla raggiungere.
Si e’ vicini ai problemi della scrittura solo continuando a leggere e soprattutto a scrivere. Dobbiamo essere assidui al banco di lavoro, per non dimenticare cio’ che dobbiamo fare. Ogni forma d’arte deve incessantemente riflettere su se stessa, sul proprio stato attuale, su dove e’ arrivata e dove deve andare, e ogni singola opera essere un contributo in quella direzione.
Con Nietzsche cambia tutto perche’ si passa da un illustrare e chiarire concetti piu’ o meno ardui ad un trascinare direttamente il lettore in stati di coscienza privilegiati. Non si ‘comprende’ piu’, si respira un’altra aria. Il filosofo diventa lo Scrittore par excellence, sintesi vertiginosa di forma e contenuto.
‘Io non cerco, trovo’

Il ‘Grande Cinema’ : la combinazione audio/video che tonifica improvvisamente il nostro stato generale. [Ricognizioni nel territorio-soglia tra fisico ed emotivo e/o mentale e/o spirituale] Shinya Tsukamoto si serve di pessimi scripts, inerti e slegati, ma sa imbastire momenti di Grande Cinema (possono essere solo momenti); in Requiem for a dream mi colpi’ la furia con cui Aronofski arrivava a far vibrare freneticamente l’immagine pur di sbatterci in faccia la disperazione insostenibile; Hostel 2, il miglior horror dai tempi di Lost Highway, ha messo in scena il Satanico nella maniera piu’ consapevole (il Satanico, seduzione strisciante e invadente, e’ per definizione oltre il linguaggio). Il Cinema e’ audio/video, e’ il saper sfruttare con la massima scaltrezza questo tandem di forze dirette a zone sensoriali diverse. Capolavori assoluti ed immortali del cinema di sempre come Aguirre, furore di Dio o Picnic a Hanging Rock sono intense esperienze preverbali al limite dell’onirico, in cui la Parola stessa, all’interno di sceneggiature limatissime, possiede l’indeterminatezza ambigua delle immagini di sogno. Rebekah Del Rio che canta Star Spangled Banner sul Mega-Zeppelin, o la Sposa lampeggiante alla vista del nemico. L’affondo sempre a segno del Grande Cinema.

Un (come si dice?) 'piccolo grande film'. Tragico, ma in cui si ride spesso. Aronofsky mi piace molto, e' originale e non si ripete mai. E i suoi eccessi da visionario kitsch fanno capolino anche in questo impietoso dramma della quotidianita', complementare al gigantismo metafisico e produttivo de 'L'albero della vita'.
Aspettando 'Robocop'...








'Rhythm is something you either have or don't have, but when you have it you have it all over'
Elvis Presley
‘Io posso lavorare solo quando ho la testa completamente vuota. Il problema sono tutti i fantasmi che hai intorno, ed e’ un piccolo problema quotidiano. Lavori sempre attorno a te, diventa un fatto fisico, un po’ come un pollaio, un luogo di battaglia. Un’ idea di grande economia. L’arte e’ un’ idea di economia, economia spirituale’
‘Un artista non ha necessita’ di niente. Un pugile lo puoi costruire se vuoi: invece non e’ vero. E’ un talento naturale che puoi abbellire o raffinare. Ma prima e’ un talento naturale, e’ un’ energia che c’e’ o non c’e’’
‘Si continua a dipingere lo stesso quadro, lo stesso no, ma due o tre, perche’ un pittore non ha mai piu’ di due o tre idee circa il suo lavoro. E’ un’ ossessione su due o tre problemi.’
Enzo Cucchi, 1984

“...L’inconcepibile risiedeva nel fatto che il momento della decisione di divenire Filosofo coincise poi in effetti con quello dell’assunzione a Filosofo, come se il momento iniziale gia’ contenesse in se’ tutti gli stadi metamorfici successivi, al di la’ di ogni concezione del Tempo come segmenti piu’ o meno ampi di Tempo susseguentisi. ‘Una galassia in fiamme, rossa ed esultante al momento della nascita. Tutto e’ Filosofia: ogni cosa manifesta una Struttura Di Ragione, l’Intelligenza Creatrice per cosi’ dire emerge attraverso gli enti naturali e artificiali, come in un folle sterminato bianco fiorire, i Diecimila Mondi’. For beginners: edificare un gabbia rigida, di sbarre ottonate e organizzate a ziggurat, attraverso cui replicare con impeccabile esercizio ogni processo mentale, cosi’ da disastrattizzarlo e riportarlo alla figurazione. ‘Sottratti finalmente a qualunque necessita’...’”

Chi ha visto 'The Hours' forse puo' capire cosa intendo quando lo definisco un film troppo intenso. Non e' affatto un giudizio negativo, e' il senso di... concreta saturazione emotiva che ho provato durante la visione. Il nuovo film di Stephen Daldry e' altrettanto struggente, forse di piu', e altrettanto coraggioso, forse di piu'. Non ho parole adatte a descrivere le mie sensazioni. E' l'Amore, l'Amore piu' grande. L'Amore che fa male, e che dura tutta una vita.