giovedì, 15 maggio 2008

Pablo_Picasso

“La pittura è più forte di me. Mi fa fare quello che vuole. La mia mano, che tiene il pennello, pare che non obbedisca al mio cervello, ma a qualche cosa sulla quale io non ho alcun controllo. Ecco, guarda qui. Ovviamente è una donna, sei tu, nel tuo lungo abito nero. Ma sembra che tu ti stia trasformando in un mazzo di fiori, o in un cespuglio di lillà. E’ molto misterioso. Io credo di aver dipinto una cosa e invece è un’altra. Sono diventato talmente fatalista che penso ‘se è blu deve essere una donna, se ha la barba deve essere un uomo’. Io commetto una quantità di errori, proprio come Dio. Lui crea un bassotto, poi un elefante, uno scoiattolo, una balena. Come me. Lui ha provato di tutto, come me. Lui non ha uno stile, lo stile viene dopo che sei morto. Ci sono pittori che si fanno una formina da pasticcere, e poi sfornano i loro bei dolcetti, sempre gli stessi dolcetti. Puoi sperimentare di tutto; basta però che poi non ti ripeti. Non devi convincerti di niente né diventare un intenditore di te stesso.”

 

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categoria:cinema
martedì, 13 maggio 2008
328

La mente geniale sfarina. Frenesie cristiche alla Van Gogh, stolida vegetalità nicciana, Hölderlin e la sua torre da idiota. Oggi disturbo bipolare, e gran consumo di carbamazepina. La Stagione Della Strega ci riporta al tormento, dopo i fasti eiaculatori della mania. Abbiam fatto del non aver scelta la nostra arte più sublime. Abbiamo espanso questo mondo che ci abita fino ai quattro lembi del cielo; tanto che questo cielo e questo mondo non ci contengono più. Abbiamo gettato uno sguardo dall’alto, e scorto una stia, in cui chiocciavano e beccavano gli uomini. Questa forza ci attraversa come un fulmine, dal culo alla bocca ci squassa, la prua diretta verso nuove variazioni del disagio. Qui in paese vorrebbero arrostirci; vorrebbero farci mangiare dai cani. Ci siamo consegnati al loro odio, con il ghigno del perdente extra lusso. Da questo fondo di pozzo emaniamo radiazioni esiziali, rosablu, dolcemente danzanti. Nessuna distanza ci separa ormai dalla fiamma viva, ove il tragico e l’eroico s’assommano al ridicolo. Il verme arrotolato che soffia e schiuma, e queste pagine erose, e il volo dell’angelo spiumato dall’acquazzone, si frantumano nel multisala evacuato dal corvino accesso. Nessun minotauro, tele di Motherwell, echi filiformi di sax che rimbombano in cavea, e il pulsare insistente dell’orgia zoologica. Parole sbattute al muro, e colanti succhi.

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categoria:asperger syndrome
domenica, 11 maggio 2008
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“Linguisticamente la parola ‘mostro’ non si identifica unicamente con la bruttura, con la deformità, con l’orrore, con la crudeltà: ma anche con il portento, il prodigio, lo straordinario, la meraviglia. Il termine nella sua duplicità assume significati che sono opposti e contrastanti. Jarry chiamò mostro l’apparizione di ‘ogni originale e inesauribile bellezza’. Ma cos’è l’inesauribile? È concetto dipendente dalla stravaganza dell’originalità, nel senso della sorpresa. L’inesauribilità allora è legata vuoi al perdurare dell’effetto sorpresa, quindi una sorpresa traumatizzante, vuoi al ripetersi della sorpresa, ogni volta che l’oggetto di tale apparizione sia sotto gli occhi. L’arte non consiste tanto nella regolarità, ma negli imprevedibili accostamenti, come nel centauro o nella chimera. Jarry non considera il mostro come un errore di una natura che abbia temporaneamente perduto le sue leggi, ma come il segno di un processo che, dando libero corso a tutte le possibilità, mette in pericolo tutte le certezze. Il mostro è una sorte di creazione continua, dalle opposte valenze, il cui movimento, se racchiuso in un evento artistico, ne certifica una caratteristica essenziale, quella di essere un anti-universo, una anti-umanità che si erge di fronte a un ordine regolare e a delle figure esemplari”

                                               

Enrico Baj, 'Ecologia dell'arte'

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categoria:libri
giovedì, 08 maggio 2008

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“Stile. Lo stile è una risposta a tutto. Un modo nuovo di affrontare la noia e le cose pericolose. Fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile. Fare una cosa pericolosa con stile è quello che io chiamo arte. La corrida può essere un’arte. Boxare può essere un’arte. Scopare può essere un’arte. Aprire una scatola di sardine può essere un’arte. Non molti hanno stile. Non molti possono mantenere uno stile. Ho visto cani che hanno più stile degli uomini, anche se non molti cani hanno stile. I gatti ne hanno in abbondanza. Quando Hemingway si spiaccicò il cervello con una cannonata, quello è stile. Certi tipi ti insegnano lo stile. Giovanna d’Arco aveva stile. Giovanni Battista, Gesù, Socrate, Cesare, Garcia Lorca. In prigione ho incontrato uomini con stile. Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione. Lo stile è una differenza, una maniera di fare, un modo di essere fatti. Sei aironi che stanno immobili in uno specchio d’acqua, oppure tu, che esci nuda dalla vasca da bagno, senza vedermi”

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categoria:cinema
lunedì, 05 maggio 2008

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Questo è certamente l’Inferno. Angusto e cupo, e dominato dalla ripetizione. La vita ci rompe il culo con hitleriana perizia, il conquistador rapito da sogni di città d’oro finisce inghiottito da una giungla muta. Al solito Dio pecca d’assenza, e il cielo è fastidiosamente vuoto, e ridicolo. Vivere è un processo di devastazione accelerata, una farsa tremenda che non fa più ridere nessuno. Un ininterrotto blackout. In definitiva un’esperienza ripugnante e un insopportabile travaglio, che riduce le menti e i corpi a pezzi, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, istante dopo istante. Eppure ci ostiniamo con il nostro cacare, con il nostro pisciare, sborrare, vomitare. Ci ostiniamo a spalancare a comando quei sorrisi del cazzo. Se non fossimo così vigliacchi ci saremmo ammazzati già da molto tempo nella maniera più sbrigativa. Scrivere parole salubri, che possano aiutare a ritrovare speranza, è tutto ciò che ci resta. Invitare con slancio ad AMARE l’esistenza, nella sua pienezza di gioia, è ormai un dovere che abbiamo fatto nostro. Il diario di giorni lieti, pieni di sole e umano calore: questo siamo intenzionati a lasciare. E che qualcuno ci perdoni, se abbiamo peccato di troppo entusiasmo.

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categoria:insolenze
giovedì, 01 maggio 2008

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La Parola dovrebbe essere la scure che ci libera dai ceppi. La Parola che nasce in ognuno, come melodia dell’essere. Siamo soliti decifrare le nostre sensazioni con formule standardizzate, mortificando l’unicità dei nostri vissuti, nel terrore della diversità. Ma ciascuno è diverso. Ci diciamo: ‘Sono felice’, ‘Amo il mio lavoro’, ‘Sono fatto così’, ‘Credo in questo’, ma sono solo misere etichette su cui scribacchiamo in gran fretta, parole frantumate prive ormai di alcun senso. Non ci sentiamo più. Non riusciamo più ad ascoltarci. Liquidiamo sensazioni sempre mutevoli con un linguaggio abusato, consunto, nient’altro che polvere. La nostra realtà è molto più complessa, più ricca, più delicata. Avrebbe bisogno di parole appropriate, di parole nuove. Utilizzando ogni giorno, ogni istante queste frasi precotte ci trasformiamo in una massa opaca, senza occhi né bocca, senza identità, senza vita. Ognuno dovrebbe imparare a conoscere il proprio linguaggio, a creare il proprio linguaggio, come un pittore che trova la sua tavolozza, i colori necessari che soli possono descrivere il suo sentire. L’Artista è sempre stato profeta, profeta di un’era in cui le visioni del mondo sono numerose quanti sono gli uomini, in cui non c’è una Verità ma solo infiniti modi di autoespressione. La tolleranza è possibile solo in una realtà in cui non esistono maggioranze né minoranze, ma Individui creativi, che hanno imparato a dare profilo e splendore ai castelli e ai giardini, ai monti e alle valli del proprio paesaggio interiore.

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categoria:daidalos dixit
martedì, 29 aprile 2008

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Non c’è altro che PAZZIA nei nostri cuori e nelle nostre menti. Una pazzia che abbiamo a lungo coltivato, e che adesso possiamo cavalcare. Cosa siamo diventati? Degli eccessi, delle esagerazioni; degli aldilà. Abbiamo spostato i nostri confini nelle zone più ardue, che siano ghiacci o crepacci, terre brulle o fetidi paduli. Ora abitiamo ovunque. La malattia ci si è presentata come un moltiplicatore delle possibilità creative, come cocaina spirituale. Uno stretching da suppliziati, che ha disseminato la scena di creature. La personalità si complica, si ramifica e estende, la gamma di colori si accresce di sfumature mai viste... Collezionare patologie, assommare disagi, rispondeva ad una fame di tutto provare, tutto vedere, lì dove conta più essere che benessere. In un fuoco divorante e costantemente alimentato l’anima arrostisce, fino all’espulsione dal Tempo: come i selvaggi, adesso esperiamo il giorno come vita e la notte come morte. Questa vertigine mistica, potenziata da letture rovinose e dall’assunzione ininterrotta di sostanze, ci ha lasciato su queste nuove spiagge, tra questi nuovi coralli, sotto cieli rosati e azzurri, finalmente in possesso di una fresca formula. Ruderi stupendi giacciamo qui, in attesa della fatale interrogazione.

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categoria:asperger syndrome
domenica, 27 aprile 2008

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Il rush dell’eccitazione ci si manifesta come irraggiante regressione progressiva. Lambiamo coste e grotte di strati anteriori all’ingolfata ragione, regioni di buio tanto più tonificanti, come uno schiudersi e sbocciare di fiori segreti. Immersi perfettamente nell’attimo, siamo fiumi che corrono a valle. L’esperienza sessuale, come quelle surrogate del pericolo o dell’assunzione di sostanze, ci tengono in pugno proprio perché ci sottraggono al Tempo, e spostano la linea dell’intensità molte misure oltre la robotica diurna. La scarica si impone alla memoria, incolmabile differenza rispetto al torpore sensoriale della quotidianità. Bataille oppone il mondo del lavoro (repressione finalizzata) a quello della festa (scatenamento dionisiaco); per i più ‘forti’ il fenomeno vita è uno sperpero in vista di sensazioni sempre più acute e memorabili. Nell’oscurità i corpi sprofondano nel mito: il lingam è uno scettro che si impugna, la yoni una fonte a cui si beve; il piede l’emblema regale che schiaccia l’adorante. Precipitare in tali smemoramenti è in realtà desiderio d’ogni istante. Abitare più in fondo; ridiventare finalmente orsi, linci, cervi, leoni. E allora l’organizzazione umana monta, col suo complicato gioco di manipolazioni, per tentare di restituirci alla fatica ingloriosa dell’esistere.

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categoria:sex roller coaster
venerdì, 25 aprile 2008

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L’uomo si preoccupa di molte cose. L’Artista solo della sua arte. Le carni tenerissime devono impregnarsi d’ogni succo, l’aroma diffondersi; il laboratorio è la mente. Ogni esperienza ricade nella mola della creazione. Tutto è finalizzato alla generazione di un prodotto spirituale, con la stessa inarrestabile cecità con cui una donna precipita verso l’acme esistenziale della maternità. Questa ottusità autistica, questo volere una cosa soltanto, comporta un brutale lavoro di selezione nei confronti del reale, e delle mille possibilità e lusinghe ch’esso squaderna davanti a ciascuno di noi. L’Artista, rigettato all’interno, giace a mollo in acque densissime di plancton, in assoluta solitudine. ‘Cosa m’importa delle notizie dall’estero quando tutto ciò che riguarda la vita e la morte sta accadendo dentro di me?’ recitava Derek Jarman in ‘Blue’. L’Artista è un’immensa reggia in costruzione: nuove ali del palazzo egli va di continuo edificando, nuovi torrioni e segrete. In questi spazi possiamo addentrarci, sempre ne usciremo rinnovellati, nella fede e nella follia. E i biglietti che spedisce al mondo, dal suo remoto motel, noi li chiamiamo OPERE.

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categoria:i partorienti
martedì, 22 aprile 2008

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Lo spirito ci si presenta indubbiamente come dedalo di caverne e ripidi orridi. Uno spazio senza estensione, che nell’eccezione creativa trasfigura in fucina di Vulcano. Poterlo percorrere è piacere sensibile, la sua geografia essendo più varia di quella naturale, tanto che tracciarne mappe è compito infinito. La sensibilità dello Scorpione, a suo agio solo nella sfumatura viola cupo della morte e del mistero, è assegnata alle maggiori profondità, come quei pesci favolosi e fantasmatici che abitano i fondali irraggiungibili. La sua è una cerebralità sincretica, che accoglie i valori rosso fuoco del desiderio più irriducibile. Una mente arroventata, lontana dalla ondivaga levità del Gemelli così come dalla pedanteria inventariale della Vergine, che pure è il suo risvolto inibito. Lo Scorpione cerca la condanna, l’intensità spigolosa dell’ ‘Io voglio’, la possibilità e lo sforzo del dominio sull’ambiente circostante. Nei cieli degli esseri creativi questo animale occupa luoghi essenziali, come se l’avventura notturna fosse condizione preliminare e ineludibile alla fecondità. L’inconscio, l’oceano di pulsioni che noi stessi siamo, le acque sudice della perversione, lo sconfinamento nei bacini e nei canali del proibito appartengono a lui, l’Aquila Dello Zodiaco, splendido dio ribelle e strisciante servo di tutto ciò che è laido, miserevole, lucida volontà di errore.

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categoria:cratofanie
venerdì, 18 aprile 2008

ElaineMustardCigar

Sedurre è servile. Bisognerebbe solo essere sedotti, o sedurre nostro malgrado. Qualcosa di principesco scorre ancora nelle nostre vene, non si può ghigliottinare la conquista delle centuplicate connessioni neurali. Lo squallore del ‘corteggiamento’ sta nell’ossequio al modo, nel piegarsi alla priorità dell’istinto insopprimibile, lì dove dovrebbe esserci solo un femminino abbandonarsi alla piena voluttà del sentimento erotico. Ove v’è calcolo, e non completa resa, non accade NULLA, solo frizioni di tessuti e rimescolii d’umori. Ogni viaggio sessuale prevede l’affidamento del proprio corpo all’altro. Quanto più onesto, quanto più trasparente il mercimonio delle puttane! Alla stessa maniera, la pornografia mette in scena corpi troppo nudi, e buchi già pieni. E dove la splendida ritualità? La pornografia manca completamente d’estro, non sa creare scenari razionalizzati di lussuria, non sa ideare moduli complessi di accoppiamento non-penetrativo. La mente si installa nelle zone del piacere; elabora speciali strategie, prevede e pretende infinite clausole, e trova purezza solo nel completo dispiegamento della propria varietà erotica. L’innocente è il mostro che ha sbrigliato ogni tensione, non il bourgeois dai fiori sessuali grigi e incistati. Così il matrimonio sarà fondato sulla continua complicazione dei paradigmi orgasmici, sul perfetto abbraccio delle fantasie non riproduttive. La sessualità come forma d’arte e radicale modo di autoeffusione: questo il panorama che si impone, nella pregna sarabanda delle notti artificiali. 

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categoria:sex roller coaster
mercoledì, 16 aprile 2008

RMBoyGirlBoyOnBoat

In una società ossessionata dalla ‘perfezione’ (intesa come assenza di difetti evidenti) il Genio non è più concepibile. Per raggiungere questa ‘perfezione’ è necessario un lavoro di livellamento, uno smussare ogni angolo, un rimuovere ogni disarmonico dettaglio, che è essenzialmente incompatibile con la genialità. Il Genio, cornucopia del bene e del male, è per natura smisurato, la sua cifra è proprio lo slancio verso l’assoluto irraggiungibile, sempre volere ciò che le mani non potranno mai afferrare, comunque non con un sol colpo… Questo criminale, ottuso sfrondamento fordista ci lascia un’arte che ha perso la sua carica dirompente. Opere gagliarde, intelligenti magari, ma incapaci di segnare, di rivoluzionare l’individuo (non certo il ‘sistema’!). L’Io totale, che non sa mascherarsi da prodotto vendibile, resta rannicchiato, annichilato dalla pressione sociale. Io credo si debba amare solo lì dove accanto alla promessa di meraviglie si celano squallori troppo umani, dedicarsi solo ad imprese che tutti reputano imprudenti se non impossibili, contraddire anche il più lampante tesoro dell’esperienza, ostinarsi nello sperpero più magnifico di sé. L’avventura creativa è un lancio senza paracadute, è l’altezza ad aumentare ogni volta. I dadi del destino sono gettati ogni giorno, ogni istante, la posta troppo alta per le proprie tasche. Il Genio percorre per intero la scala dell’essere, rischio cieco nel radicalismo dell’autoespressione. E’ tremendamente stupido (e fatale) credere di poter estirpare ‘erba cattiva’ senza trascinar con sé anche bulbi di rorida luce.

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categoria:il controllo
lunedì, 14 aprile 2008

Senza nomeLa Vita è precisamente l’insieme dei momenti in cui l’energia scavalca gli abituali argini della convivenza ovina per assurgere a stellare immersione dionisiaca. La mente fiera e i suoi nervosi dedali e le muscolari scosse e il luciferino ardere di un uomo illuminato fino alla punta delle dita. Questa corrente raggiunge ogni propaggine nelle zone delle croste più esterne, acque scroscianti colmanti ogni bacino e piccola conca che da lì spruzzano e erompono, a monte solo un cristallino saltellare di gocce come liquide perle in cielo terso e aria freschissima. Quest’essere rigetta i liquami, e lo fa per tutti noi. Quest’essere si cerca puro, corre selvatico sulla piana immensa, ritorna a velocità impensate. Nudità in annottato bosco, lunare argento sulla pelle. Sovrapporsi di scogli scontrati dai flussi, e schiume bianche crestate d’alba. Statuario, quest’uomo irriga, irraggia, inietta, tigri dorsali in rivoluzione. Comporre la propria esperienza come sistematica ricerca della Libertà (che è abbandono assoluto a pulsioni interne) è dovere filosofico, contro iattura dell’Individuo che rifiuta l’inclusione in qualsivoglia minoranza.

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categoria:cratofanie
venerdì, 11 aprile 2008

london§400§400

Non ho mai visto un mondo cosí vero. In queste grandi cittá ci trovi tutto, ma contemporaneamente. Un immane sforzo di pianificazione si accompagna all’estremo rispetto per il fattore zoologico. Finalmente le religioni non ci interessano piú, l’evidenza e l’abbondanza colmanti ogni interstizio, e portiamo a spasso l’ennesima pinta, with the music very loud, disincagliati dal tempo kronos. You laugh with the Tuscan guy, you smoke with the Wilde-like guy, you piss in the meantime, guys. And quit the girl for another Staropramen. Non é mai esistito un mondo cosí vero. Cosí consapevole della doppia natura dell’uomo, quella di dio fallito e di presuntuoso animale. Ho grande ammirazione per questa civiltà al tramonto. E’ cosi commovente, cosi smarrita. Cosi indipendente. Sotto un cielo finalmente vuoto. Questa luciditá é un traguardo che i greci per primi inseguirono, questa ‘realtá’ perforata dalla ratio glaciale. L’hangover ti porterá verso Hampstead, a mangiare very special English food. E le altre sbronze, e le travolgenti rivelazioni, saran puntate dell’amato disincanto.

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categoria:alcoholica
mercoledì, 02 aprile 2008

Sard

Ecco che finalmente lo Sguardo si solleva in un cielo grigio, come quello che precedette la Creazione, e trova sotto di sé i globi del Bene e del Male. Il primo luminoso e pieno, valori bianco e oro (il Sole? Giove?), il secondo più piccolo e come seminato di picchi, nera e rossa la superficie. Era da aspettarsi, un momento morale, come visione e travaglio dei due eserciti, in una lotta che appartiene all’eternità. Ma l’unico Diavolo che conosco è un tipo minuto, atletico, color rubino, sempre così solo. Forse ripugna la ruvida pelle tesa delle ali. Questo Diavolo (che frequento ormai da un po’) è molto colto, e possiede una precisa Scienza Morale. Amore è accogliere l’Unico che è nell'Altro, è fedeltà e vicinanza. Ma impazzito sa stare mesi nella sua cella d’ombra, l’artista… ‘Al diabolico appartengono queste bacche che fanno sognare e poi svenire. All’amore questo lago calmo e ricolmo di dolcezza, circondato dal verde e cullato dal cielo.’ L’Occhio osserva, con la sua Scienza del Bene e del Male. Questo Diavolo è quello che si suol definire un ‘buon diavolo’? La sua Scienza non riesce a dargli un nome, e si sa che nominare è piacere imprescindibile per un dio. Lascia vivere il Drago, Gobbo, Aquila o Tifone purché continui i suoi studi, e sia gentile, oltre che Ispiratore, con l’uomo che incontra per via.

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categoria:daidalos dixit
domenica, 30 marzo 2008
pc-nocountry533

‘Non è un paese per vecchi’. O della meccanica delle azioni umane. Azioni certo più complesse di quelle del mammifero medio, ma ugualmente innescate da istinti dominanti. Un procedere cieco, comunque ingegnoso, ferite curate come zampe leccate (Bardem seduto nudo nel bagno è solo un corpo). Uno sguardo da molto in alto sull’ ‘umana storiella’, il silenzio musicale come estrema necessità del realismo. Anche se le mie preferenze vanno altrove devo ammettere che i Coen sono i registi più intelligenti in circolazione, e per intelligenti intendo manipolatori a freddo, Gran Maestri Del Subliminale, i più kubrickiani, per la stratificazione iperbolica dei livelli di lettura. Uno spettacolo per chi segue Storie e Personaggi, un’esperienza filosofica splendidamente non verbale per chi torna a vedere il film una seconda e poi una terza volta. E dove prima si rideva si insinua sempre l’inquietudine. La Tragédie Humaine, ruscellante nelle fonde piste dell’inconscio. ‘Non è un paese per vecchi’ è un film che ti chiede di esser visto ancora.

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categoria:cinema
venerdì, 28 marzo 2008

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Non si dovrebbe più parlare di ‘arte sperimentale’. O l’arte riflette su se stessa, sulla propria identità e sulle proprie possibilità, o non ha più ragione di esistere. Siamo ormai divenuti troppo critici, per tollerare un’arte che non aggiunga ogni volta qualcosa a se stessa. Oggi OGNI artista deve possedere una teoria estetica, una filosofia precisa (e costantemente rinnovantesi), un’argentea impalcatura di idee a sostegno della propria esperienza creativa; l’arte non si fa col cuore… E’ la Sorpresa a determinare l’intensità dell’Impressione. Il Nuovo che pretendiamo, sempre più esigenti, sempre più insaziati, è l’inedita riorganizzazione del reale, la precisa, istantanea sensazione che dietro quelle parole, quelle immagini, quei suoni, operi un’individualità irriproducibile. Nella palude del cinema italico (che mi sforzo di boicottare quanto più mi possibile) ho trovato freschezza solo in proposte come quelle di Franco Battiato o di Antonio Rezza, artisti totali e magi sincretici, lanciatisi nel cinema con la libertà assoluta di chi si preoccupa solamente di materializzare il proprio pensiero. Garrone, ha sperimentato un realismo intensamente patologico e di sordida originalità. ‘Romanzo criminale’, è il capolavoro regalatoci da decenni di infernale storia nazionale. Ma altrove, e non solo in Italia, il cinema si replica, ancora si va citando ‘Otto e ½’, ancora si ‘studia’ il cinema, ancora si gioca a fare i cinephiles… Adoro il cinema, è la nostra arte, traboccante di potenza, di malizia, di futuro, ma dobbiamo discuterla, dobbiamo costringerla alle incessanti mutazioni e distruzioni di cui la gioventù ha bisogno per una maturazione sublime. Mettersi davanti allo schermo può essere un’esperienza travolgente. Purché si venga risucchiati, come in un’estasi da nuove droghe, in impreviste distorsioni della NOIOSISSIMA ‘realtà’.

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categoria:cinema
mercoledì, 26 marzo 2008

pepperrobot

Siamo alle prese con un’accelerazione vorticosa dei processi mentali. Un’affastellarsi di idee prossimo al delirio, finché il violento istinto apollineo non arriva a domare e plasmare. L’individuo gigantesco è davanti ai nostri occhi. Questa creatura per nulla innocente, dalla smorfia ebete, cuore di roccia fusa, ha la bocca spalancata. ‘Non esiste nessuna libertà che non sia assoluta’, pensa. E così, di fronte al Grande Ingranaggio, questa cosa è selvatica, e i crimini commessi solo forze che tracimano. Al fondo dell’essere non vedo azzurrità, ma questo mostro dalle zanne scoperte, questa cosa cieca. Il mondo ha approntato recinti per gli animali da fatica; la belva abita invece un grigio spiazzo vulcanico, e conosce solo la disperazione, il percorrere infinitamente e furiosamente la sua landa, Sisifo demonico e Kali filosofica, ma sempre aggressiva, tonitruante, cannibale. Su alture greche, rimpinzati di ciceone, gli iniziandi si affollano nell’orgia, lei al galoppo sulle textures verdi e aspre. Oggi, la bestia comanda durezza estrema per tutelare la propria posizione nell’ umano consorzio. I valori sono metallici, lividi, politi, quest’Io ha sviluppato nei secoli un’intelligenza prodigiosa. L’agile, sfavillante dominio della propria energia, la superbia dorata sottoposta a rigida educazione, la voce che spella, sfrega e sguscia, il doppio sesso in pletora: tutto lascia immaginare un’estasi imminente. Queste ricognizioni (che taluni definirebbero infernali) sono specchiamenti notturni, sonde lasciate navigare sottovoce. Questo non-luogo così acceso e presente, questo spazio o grotta o teatro che apriamo al moltiplicarsi degli esseri. La filosofia sarà scrittura d’azione, o non sarà.

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categoria:cratofanie
domenica, 23 marzo 2008
illus009

‘E come entro in biblioteca vi ritrovo le donne. Ero stupito che fossero ancora alzate. C’era anche il cugino polacco. Tutti seduti per terra. Erano lì, stranamente immobili, tutti seduti per terra su dei cuscini. Stremati per la stanchezza, stavano lì, seduti sui cuscini, con i loro whisky, come irrigiditi dalla lunga veglia. Ad un tratto’ disse il principe ‘mi venne una gran voglia di iniziare una discussione con quelle persone. Erano tanti anni ormai, come ho già detto, che non avevo ascoltatori così attenti, ascoltatori così sinceri, esigenti, mi sembrava, ascoltatori tesi, capaci di discutere. Avevo l’idea che lì, in quella biblioteca, vi fossero effettivamente delle persone totalmente trasformate, non più degli orribili parenti, ma dei caratteri ricettivi, capaci di concepire dei pensieri, di svolgere dei pensieri, capaci di seguire il corso dei pensieri, capaci di discutere. Quella mattina’ disse Saurau ‘lo sforzo per noi era un piacere, mentre tutt’intorno la notte si dissolveva, da Oriente giungeva la luce del mattino e l’immane meccanismo dei grilli e delle rane si ritirava nel suolo, nella gola e nelle valli. Mentre albeggiava, non ci sembrava più di essere dei distruttori di nervi. Eravamo migliorati. In tutte le nostre fisionomie leggevo l’espressione pacata, benché sessualmente accattivante, dei nostri sentimenti, dei nostri stati d’animo e dei processi del nostro spirito. Quella mattina constatai che non siamo ancora completamente annientati’

T.Bernhard, 'Perturbamento'

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categoria:libri
mercoledì, 19 marzo 2008

IRONMANvol4_09

L’inevitabile approdo della tensione apollinea (che ebbe inizio con l’iperstilizzazione delle forme egizie, scultura e scrittura dai contorni netti, rigidi, linee dure che non lasciano alcun accesso al caos) è la robotizzazione. L’apoteosi dell’ordine. Questo continuo inquadrare e governare le energie selvagge non è altro in realtà che una dittatura della Natura. E’ l’ossessione del controllo la tonalità emotiva dell’Homo Sapiens, animale speciale che, cito a memoria Bataille, si distingue per il suo dire ‘no’ agli istinti, per sottometterli e rielaborarli in forme più raffinate. Nell’epoca dell’ ‘impianto’ heideggeriano, dell’Occidente supertecnologizzato e pianificato, dell’arancia meccanica, l’ultima forma di libertà è una forma di libertà estrema, eminentemente masochistica, ma senza alcuna sfumatura dolorosa da martirio, più un patire eroico imposto da una volontà incoercibile. Farci sempre più simili a Natura, seguirla nel suo continuo mutare, nel suo scrosciare, nel suo travolgere, nel suo essere cieca senza essere malevola: è questo l’abbandono che la libertà prevede. Conquistarsi il lusso e il pericolo di essere imprevedibili, di essere pazzi, contro l’arrembante robotizzazione psicofisica dell’individuo. Di non essere catalogabili, né manipolabili. Banditi alla macchia. ‘Passare al bosco: - avvertiva Jünger - dietro questa espressione non si nasconde un idillio’. La libertà è uno stato di guerra perpetua, è l’impossibilità dell’integrazione, è aderire a quella forza (vulcano o geyser) che preme da dentro e che noi stessi più intimamente siamo.

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categoria:il controllo
domenica, 16 marzo 2008
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Finisce sempre così. Hai bevuto vino, birra, rum, per ore e ore, un bicchiere attaccato all'altro, con l'ostinazione che si riserva solo agli amori fondamentali, e improvvisa la tua splendida filosofia sessuale erompe, delizia acustica dall'accattivante risvolto pornografico. Cerchi di dir loro che non può esistere la parola 'coito', o la parola 'penetrazione', ma solo lo sgargiante luna park erotico della tua mente in fiamme. Poi ci saranno i timori e tremori dell'hangover, ma appunto solo 'dopo'. L'alcool è così divino perché schiaccia nell'attimo, sottrae al tempo. E' con questa foga, questa fame non di 'eterno' ma di eterno presente, che solleviamo i bicchieri da queste parti. 'Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche, nude, strascicarsi per strade negre all'alba in cerca di una dose rabbiosa...' scrisse Ginsberg. Un classico, di sabato sera.

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categoria:alcoholica
giovedì, 13 marzo 2008

alex_prager_01Vladimir Nabokov è uno dei grandi stilisti della letteratura universale. Si impegnò a conferire materialità all’immaginazione, ad incarnare i sogni. Le sue parole, corpi lucenti e pieni, godono di una lucida tridimensionalità. Con un potere espressivo pressoché illimitato e un’eleganza ineguagliabile, il grande russo del XX secolo ci ha lasciato storie di uomini cupi, dolenti e solipsistici. Al fondo della sua poetica sta l’idea di un’aristocrazia dello spirito; la bellezza ha un valore intenso, sensibile e supremo. Protetti da un’ironia che non sa indulgere, i suoi labirintici protagonisti celebrano questo culto: isolati, sprezzanti e intimamente deformi, i campioni nabokoviani sono l’élite che paga il prezzo di un’eccessiva squisitezza del gusto, vittime dell’ipertrofia di una funzione a scapito delle capacità di adeguamento (autistici assi degli scacchi, fanatici delle ninfette, scrittori crepuscolari). In Nabokov la superiorità spirituale si accompagna sempre ad una certa mostruosità, e il mestiere creativo è prerogativa di esseri particolari, spesso goffi e patetici. Nell’erotismo, motore di tantissime pagine, l’intelletto s’impone alla sensualità, trasformandola e riconducendola alle proprie categorie, sublimandola senza annullarla, portando il piacere in luoghi della mente dove è comunque il desiderio a decidere ed assoggettare. Libertà, gioco ed estasi: la forza di Nabokov è quella delle aspirazioni ulteriori, dell’istante che sfugge alle spire del tempo.

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categoria:libri
lunedì, 10 marzo 2008
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INLAND EMPIRE è stato l'evento filmico più importante del 2007. Diciamo più che altro che ci è piaciuto molto, che ci ha dato molto. In sala ci ha estenuato, ma poi ci siamo sentiti talmente ispirati, tanta acqua e sole sulle aiuole dei nostri pensieri. Voglio dire, la visione non è stata affatto 'piacevole', ma questo non deve più importarci. Gli ultimi capolavori che ho visto al cinema (vedi anche 'Death proof') sono film sproporzionati, massacranti, pieni di difetti, che ripudiano ogni levigante editing, che vogliono comunicare una e una sola precisa idea su ciò che il cinema è e sta diventando e deve diventare. Anche una notte insonne ci sfibra, ma alle cinque del mattino finalmente riusciamo ad infrangere la crisalide del concetto, e a padroneggiare l'espressione. Tutta l'arte è  concettuale. E l'idea non è 'fredda' né 'astratta', è, detto in malagrazia, qualcosa di indistinto tra il fisico e il mentale, è più precisamente una sensazione. La sensazione è come un umore che ci impregna a livello spirituale, e aspetta ogni volta che troviamo le giuste, sole parole per descriverla. La grande novità semantica di INLAND EMPIRE (dell'intera filmografia di Lynch, di cui IE è il vertice) è l'uso filosoficamente inedito del montaggio, che non si accontenta di mettere perline in fila, ma apre continuamente nuove porte. Preoccuparsi di dove piazzare la telecamera può essere tutt'al più calligrafia. L'inconscio è diviso in infinite stanze, in cui improvvisamente irrompiamo. Viviamo in questi spazi angusti della (in)coscienza individuale, di cui le nostre abitazioni non sono altro che repliche. L'arte è il reportage di questo girare e perdersi e ammutolire nel non-luogo della mente, nell'inner landscape, è la testimonianza dell'errantato. INLAND EMPIRE sancisce la liberazione da ogni modo o regola narrativa, spalancando al cinema nella maniera sinora più radicale le porte del sogno e del delirio.

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categoria:cinema
venerdì, 07 marzo 2008

vampire

Il vampiro è creatura demonica dell’immaginario collettivo. Il più famoso è Dracula, protagonista dell’omonimo romanzo di Bram Stoker del 1897. Sappiamo dei suoi canini letali, dell’ampio mantello nero, del castello confitto nei remoti monti romeni, ma ci siamo mai chiesti cosa rappresenta, quale particolare situazione psicologica ombreggia? Emissario del Maligno, esercita potestà su creature laide come topi e pipistrelli; riposa in feretri colmi della fredda terra del suo paese, e il suo unico sostentamento è il sangue caldo di vittime umane. Condannato all’immortalità, vaga nel limbo degli spiriti senza pace. Il vampiro è l’anima intrappolata, la solitudine incessante, la disperazione che accetta la propria mostruosità. Il vampiro è ciascuno di noi quando ghermisce l’altro, quando per non cadere è disposto a travolgerlo. Vampirismo è volgersi al mondo con una pretesa, estorcere il nutrimento e la cura. Vampirizzare è anche sedurre, magnetizzare, espropriare l’altro con l’incanto e la manipolazione. Il vampiro ha fame, la sua brama è inestinguibile e lo perseguita. Il Sangue è la Droga, l’Alcool, il Sesso, qualunque cosa riesca ad asservirci. Personaggio modernissimo, il vampiro affolla l’arte del secolo appena trascorso, protagonista di centinaia di libri e film, pioniere di un’epoca in cui ogni legame e attaccamento si distilla nella misura singola della dose.

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categoria:daidalos dixit
mercoledì, 05 marzo 2008
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“Col progresso della civiltà e con la nostra migliore organizzazione, gli spiriti eletti di ogni epoca, ossia gli spiriti colti e gli spiriti critici, si interesseranno sempre meno alla vita vera, e cercheranno di derivare le loro impressioni quasi esclusivamente da quanto l’arte ha toccato, perché la vita è tremendamente difettosa nella forma. Le sue catastrofi avvengono nel modo sbagliato e alle persone sbagliate. C’è un orrore grottesco nelle sue commedie, e le sue tragedie sembrano culminare nella farsa. Ad avvicinarla si rimane sempre feriti. Le cose durano troppo, o troppo poco”

Oscar Wilde, 'Il critico come artista'

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categoria:libri
domenica, 02 marzo 2008

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'La vita è nella propria essenza un eccesso, è la prodigalità della vita. Essa consuma le proprie forze e risorse, senza limiti; e senza limiti annienta ciò che ha creato. In questo movimento la moltitudine degli esseri viventi è passiva. Al limite, tuttavia, noi vogliamo risolutamente ciò che mette in pericolo la nostra vita. Non sempre abbiamo la forza di volerlo, le nostre risorse si esauriscono, e talvolta il desiderio è impotente. Se il pericolo si fa troppo grave, se la morte è inevitabile, per principio il desiderio è inibito. Ma se la possibilità si presenta, l’oggetto che desideriamo più ardentemente è quello più suscettibile di trascinarci in folli dissipazioni e rovinarci. I diversi individui subiscono in misura diversa grandi perdite di energia e di denaro – o gravi minacce di morte. Nella misura in cui possono farlo (è un problema – quantitativo – di forza), gli uomini ricercano le maggiori perdite e i maggiori pericoli. Siamo facilmente indotti a credere il contrario, giacché gli uomini nella maggior parte dei casi sono deboli. Ma se avranno forza bastante, immediatamente vorranno rovinarsi. Chiunque ne abbia la forza e i mezzi, si abbandona a dissipazioni continue e si espone incessantemente al pericolo'

G.Bataille, 'L'erotismo'

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categoria:libri
venerdì, 29 febbraio 2008

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La filosofia ha sempre goduto del fascino delle cose inafferrabili. E’ tuttavia legittimo dire ch’essa non è altro che una rete di pensieri attorno alla vita, un’autobiografia che si spaccia per rivelazione. Il compilatore di questi pensieri possiede in genere un elevato potere persuasivo, e quella qualità granitica che appartiene alle sentenze definitive. Il filosofo ha sempre avuto qualcosa del dittatore, che vuole imporre la propria visione delle cose, e dello schizofrenico, che riesce a vivere solo all’interno della propria. Con i grandi filosofi dell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche) avviene però un mutamento sostanziale, la loro posizione non è inerente al potere, al contrario, non lo inseguono né lo temono, sono pensatori selvaggi ai margini del mondo, accademico e umano, che impongono una scrittura preziosa, finezze da psicologi ed una passione predominante per l’Arte. In quest’ottica Baudelaire e Wilde sono veri pionieri: poeti e scrittori, ma anche penetranti interpreti del loro tempo, e soprattutto modelli di vita, per le scelte autolesioniste che strappano l’applauso, per l’inesausta attrazione verso gli errori fatali. Il Novecento è così pronto ad incarnare la filosofia, a renderla finalmente la musica del pensiero, il gioco delle idee. I più importanti pensatori del secolo appena trascorso sono infatti figure trasversali, spesso neppure riconosciuti come filosofi, poiché esseri ibridi, ondivaghi e ossessivi (e penso per esempio a Bataille o a Cioran). Oggi un grande artista che non sia anche un filosofo non è più pensabile. Un pensiero articolato è un’espressione automatica a questo punto dell’evoluzione. La poetica delle forme è sempre sufficientemente razionalizzata da poter tradursi in un’architettura di idee, in una Weltanschauung. La differenziazione tra individuo e individuo si fa radicale, drastica, ogni atto, opera o rappresentazione tradisce una fittissima trama di pensiero al suo interno. Viviamo l’epoca della grande sintesi. Perciò se oggi ci chiediamo ‘cos’è la filosofia’ dobbiamo onestamente evitare toni altisonanti, e soggiacere a questa moltitudine di sguardi sul mondo, incapaci di aderire ad alcuna causa che non sia la nostra, costretti ogni volta a trovar la risultante delle mille e mille iperveloci esperienze.

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categoria:daidalos dixit
mercoledì, 27 febbraio 2008

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L’atto sessuale è atto eminentemente creativo: parole come ‘etero’,  ‘omo’, ‘feticista’, ‘schiavo’, non possono che mortificare l’unicità, la complessità e la continua mobilità della sessualità di ognuno. Con l’evoluzione la sessualità umana si divincola progressivamente dagli obblighi penetrativi e generativi, schiudendo campi sempre più ampi di sperimentazione, gioco, piacere e radicale scoperta di sé. La conoscenza e la pratica di certe fantasie estreme può far sbocciare in individui predisposti la creatività artistica, liberare l’oro spirituale fino ad allora congelato da una visione della sessualità tediosamente fordista e democratica. Così la fase di plateau ci appare non come uno stato di tensione che corre verso l’orgasmo, bensì come un dimorare assolutamente nell’istante, un aderire perfettamente al proprio desiderio, una sensazione di tale delizia, potere e parossistica lucidità che la si vorrebbe piuttosto prolungare all’infinito. Nei preziosissimi romanzi di Aldo Busi è centrale la figura del ‘mostro erotico’: attraverso la discesa in un’esperienza sessuale dolorosa e affollatissima questi diventa filosofo, come se la pratica perversa condotta alle sue estreme conseguenze fosse il ‘conosci te stesso’ di più sicura efficacia. In questo panorama multiforme si muove l’occidente neopagano, esplosione della differenza in ogni centro vitale.

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categoria:sex roller coaster
domenica, 24 febbraio 2008

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Il veggente-artista di Rimbaud doveva essere in mezzo agli uomini ‘il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto, - e il sommo Sapiente’. Esiste allora una conoscenza a cui si approda solo nell’indagine e nell’esperienza del Male, e questa conoscenza è una conoscenza del Sé più profondo, più identico a Natura, che è sempre anche una conoscenza universale. ‘Male è l’attività che scaturisce da Energia’ ci insegna Blake, Male è forza scatenata, liberazione dai lacci, trasgressione di leggi ai fini di una completa espressione di sé. Quello verso la TOTALITA’ è l’anelito più potente che abita l’uomo, il superare le dicotomie anima-corpo, bene-male, ragione-istinto, gioia-dolore, vita-morte, libertà-necessità, Io-mondo, un anelito che dal piano psicologico sale a quello della creazione artistica fino a quello religioso, tanto che Jung ha potuto scrivere che l’esperienza del sacro, in ogni epoca e cultura, è sempre stata quella di un superamento degli opposti, in una sintesi ardua ed inimmaginabile per il non iniziato. La grande arte fiorisce in questa regione remota, così incantevole, così sgradevole. Si arriva a questo giardino o palude dopo mille morti, mille negazioni, mille scontri, mille trasgressioni, mille sforzi, mille liberazioni, mille illuminazioni e smascheramenti di sé. Lì siamo ‘semplicemente, profondamente noi stessi, cioè immondi, atroci, assurdi’, per dirla con Céline. Giungervi è un dispiegare le ali e volare, è l’assoluta dissomiglianza finalmente vissuta e incarnata, quella unicità che rende le nostre opere, i nostri gesti, le nostre parole così riconoscibili, la nostra arte così penetrante. Le persecuzioni del mondo ai danni del ‘diverso’ non possono che allietare e inorgoglire, spezie da martirio con cui ogni freak insaporisce volentieri il suo piatto. Uno studio attento e circostanziato, di queste integrazioni psichiche, di questa coscienza che diviene così gloriosamente mostruosa e TOTALE, è il compito futuro delle scienze umane, tracciare nuove mappe dei continenti e mondi estesi della mutazione spirituale.

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categoria:daidalos dixit
venerdì, 22 febbraio 2008

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Non ho mai visto un attore scomparire così completamente da lasciar esistere solo il suo personaggio. Non intravediamo Daniel Day Lewis né ‘dentro’ Daniel Plainview, né ‘dietro’ o ‘sopra’, come un marionettista che tira i fili. Daniel Day Lewis si è dileguato, dopo aver dato precisissimi ordini ai suoi muscoli e tessuti di assumere un’altra foggia, un altro atteggiamento. Il suo petroliere ha la forza e il bagliore plastico delle creature di sogno, e ogni singola espressione e  persino il suo abbigliamento, le sue camice ruvide, i suoi pantaloni sformati, i suoi alti stivali gli appartengono essenzialmente, come a ribadire ancora e ancora una precisa individualità, come estensioni di questa stessa individualità. Purtroppo ‘There will be blood’ non è il capolavoro che avrebbe potuto (e palesemente voluto) essere, in primis per un pessimo trattamento dei personaggi, incluso il protagonista. Psicologie appena sbozzate, senza profondità, stereotipate ma senza raggiungere la rotondità e pienezza dell’iperstilizzazione tarantiniana, azioni che non seguono neppure la logica dell’incoerenza bensì giungono gratuite e inaspettate, evoluzioni interiori per nulla armoniche, pure giustapposizioni di stati d’animo perlopiù esagitati e poco plausibili. Tutto accade meccanicamente, a sbalzi, nella mente di chi abita ‘There will be blood’, e a questo grave difetto si può aggiungere anche l’inevitabile schematismo in cui si incappa quando si vuole girare un film che sia ‘metafora’ di qualcosa (dell’America, per esempio). Un’opera bifronte insomma, formalista e irrisolta ma anche audace e piena di promesse per il futuro del suo autore, di cui resteranno i grandi spazi rurali, una colonna sonora innovativa e straniante, i dieci minuti di puro strepitoso cinema dell’eruzione di petrolio a New Boston e una delle interpretazioni più sbalorditive della storia del cinema.

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categoria:cinema